Un po' di Compagnia non guasta mai...Soprattutto se è a 4 zampe!


                      




  L’amore per gli animali di affezione (o di compagnia, come si diceva una volta) accomuna molte persone e ovviamente anche gli artisti e gli scrittori. Molti di loro ne hanno posseduti e amati, ne hanno fatto personaggi per le loro opere, gli hanno dedicato poesie o dipinti. Insomma chi non ha amato un gatto, un cane, un uccellino, un maialino, una capra….

Come molti di voi sanno, personalmente amo tutti gli animali e ne ho ospitato tanti in casa mia. In questo ultimo decennio la mia casa è stata invasa da gatti , che si sono aggiunti alla nostra storica cagnetta Maggie  , che purtroppo ci ha lasciato un mese fa alla bella età di vent'anni.



Ecco perché nutro molta simpatia per l’editore Nicolas Lykin, il quale regalò ad Anton Pavlovic Cechov, scrittore e drammaturgo russo, ben due cuccioli di bassotto; lo scrittore chiamò il maschio Bromine (dal greco, “forte odore”) e la cagnolina Quinine (che è un antidolorifico). La seconda era pigra e poco attiva ed era la preferita dell’autore e, secondo il racconto della sorella di Cecov, Masha, la cagnolina ogni sera andava da Anton e gli metteva le zampe posteriori sulle ginocchia.

Il compagno a quattro zampe preferito di Lord Byron si chiamava Boatswain (Nostromo) ed era un terranova. Il suo adorato cane contrasse in seguito la rabbia e quando morì Byron compose per lui un epitaffio:

In questo luogo
giacciono i resti di una creatura
che possedette la Bellezza ma non la Vanità
la Forza ma non l’Arroganza
il Coraggio ma non la Ferocia,
e tutte le Virtù dell’Uomo senza i suoi Vizi.
Quest’elogio, che non sarebbe che vuota Lusinga
sulle Ceneri di un Uomo,
è un omaggio affatto doveroso alla memoria di
Boatswain, un Cane,
che nacque in Terranova nel maggio del 1803
e morì a Newstead Abbey
il 18 novembre 1808.

La sua lapide, che si trova a Newstead Abbey, è persino più grande di quella dello stesso Lord Byron. 

Edith Wharton, che di abitudine scriveva sdraiata sul letto, lo faceva in compagnia dei suoi cani, anch’essi accoccolati sul talamo tra libri, giornali e fogli sparsi. Wharton amava soprattutto i pechinesi, in particolare il piccolo Linky; affermava che i cani l’avevano aiutata a superare le dure prove della vita.

Alexander Pope, poeta e autore satirico, aveva al suo fianco Bounce, una femmina di alano che durante le passeggiate proteggeva il padrone dagli scrittori da lui scherniti.

Lo sapevate che il cane preferito di Stephen King era un Corgi di nome Marlowe?


Cattarina , invece , era il nome della gattina di Edgar Allan Poe , una grossa gatta dal “pelo a squama di tartaruga” ,che viveva in stretta sintonia con il noto scrittore; tuttavia, lo stesso Poe provava un pizzico di gelosia nei confronti della moglie e del rapporto tra la moglie e il gatto. Si presume che la gatta ispirò moltissimo il poeta, il quale scritto il “Gatto nero”. Nel racconto il gatto è molto legato alla donna di casa e moglie del protagonista; la stessa donna risulterebbe inoltre la proprietaria del gatto. Molte persone vicine a Poe affermavano il grande legame che intercorreva tra loro e il peloso. Lo stesso editore di Poe asseriva che il gatto stava sempre in braccio allo scrittore



La passione di Ernest Hemingway per i gatti è risaputa: ne possedeva a decine, sia nella casa di Cuba che a Key West. Ve ne ho parlato QUI. Un altro amante dei gatti era Aldous Huxley, che consigliava agli aspiranti scrittori di tenere una coppia di felini, possibilmente siamesi, di osservarli e di prendere nota del loro comportamento per aprirsi un varco nella psicologia umana. Anche Jorge Luis Borges subiva il fascino felino: il suo amato gatto era Beppo, mentre Julio Cortázar chiamò il suo gatto Theodor W. Adorno (riferendosi a lui sempre con il nome completo) in onore del sociologo e filosofo tedesco. Pare che Thomas Hardy abbia chiamato il suo gatto Kiddleywinkempoops, affibbiandogli un più pronunciabile soprannome: Trotto.
Mark Twain ha avuto molti gatti, fino a 19 contemporaneamente. Haruki Murakami ha avuto un gatto chiamato Peter Cat e in suo onore ha chiamato così un jazz club che aprì a Tokyo.




Anche a casa nostra non mancano gli amanti dei gatti: da Italo Calvino a Liala 
a Renata Viganò. E pare che anche il buon Petrarca fosse un patito dei felini. Il vate, Gabriele D’Annunzio, aveva una predilezione per levrieri e alani.
Per lo scrittore romano Emanuele Trevi (autore, fra l’altro, di I cani del nulla) il proprio cane Tolep è un regolatore dell’umore. C’è anche Clementina, la cagnetta che ha insegnato al grande Raffaele La Capria «a guardare le cose dal basso».
Dino Buzzati fu proprietario di boxer e di bulldog per tutta una vita. Ed è prendendo spunto dai suoi rapporti vivi con loro che l’autore bellunese scrisse tante pagine fortunate, poi raccolte nel Bestiario, uscito nel 1991, summa letteraria del rapporto che Dino intratteneva con gli animali. «Il cane è la prova dell’esistenza di Dio», amava ripetere Buzzati. Che prima di morire aveva regalato alla compagna Almerina un basset hound, che girava libero per Cortina.
Elsa Morante scrisse addirittura una poesia per la sua gatta siamese Mimma :
 nelle sue passeggiate notturne per le vie della capitale, nutriva quanti più gatti potesse dicendo: “Posso dire che fino ad oggi, io sono arrivata a conquistare una sola verità assoluta: gli animali sono gli angeli. E fra questi angeli: gli arcangeli, le fate, sono i gatti siamesi. ”



C'è chi il proprio amore per gli animali di famiglia lo ha trasformato in un bellissimo libro  autobiografico ,come ha fatto Brunella Gasperini che nel suo romanzo una donna e gli altri animali racconta della sua vita con cani , gatti , merli .


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