I gatti e la scienza 




Se il cane è il miglior amico dell'uomo, il gatto è quello dei fisici. I nostri amici a quattro zampe sono infatti dei laboratori ambulanti. A venticinque anni dal primo articolo scientifico scritto da un gatto e a ottantacinque da quando un rappresentante della specie ha rischiato una delle sue sette vite per gettare luce sulla meccanica quantistica, sfogliamo alcune pagine di un ipotetico manuale di fisica felina. 

Il felino Chester si è guadagnato un posto nella letteratura scientifica. Letteralmente. Giusto un quarto di secolo fa è stato infatti autore di uno storico articolo in Physics Review Letter, rivista americana da sempre meta ambita dei fisici (Phys. Rev. Lett. v. 35, p.1442, 1975 è la citazione). Jack Hetherington, il suo padrone, era professore alla Michigan State University e aveva dattilografato un articolo dedicato all'atomo di Elio.Accortosi di aver usato nel testo il pluralis maiestatis, cosa non contemplata dalle rigide regole stilistiche della rivista dato che l'articolo aveva un solo autore, per evitare di spendere ore a dattiloscrivere nuovamente il tutto (all'epoca non esisteva il «Taglia e Incolla»), corresse solo il frontespizio aggiungendo il nome di un secondo autore il suo gatto Chester. Per non rendere la cosa troppo evidente lo ribattezzò F.D.C. Willard, ovvero Felix Domesticus Chester Willard, dove Willard era il nome del padre di Chester. Anche l'austera American Physical Society ha ripreso l'aneddoto in un comunicato stampa - guarda caso il 1 aprile 2014 - per dire che tutti gli articoli scientifici con autori gatti sarebbero stati liberamente disponibili sul suo sito web.

                                  


Albert Einstein

Tra i più rinomati geni, Albert Einstein era noto per il suo amore nei confronti degli animali.

Non a caso, amava circondarsi di queste creature, e possedeva persino un pappagallo.

Tra i suoi amici, c’era Tiger, uno splendido micio che allietava le sue giornate, ispirandolo persino nel suo lavoro.

Un giorno, infatti, Einstein paragonò la tecnologia del telegrafo a un lungo gatto, ricorrendo a una celebre e simpatica massima: “Gli tiri la coda a New York e la sua testa miagola a Los Angeles“.



Edwin Hubble

Anche Edwin Hubble, creatore dell’omonimo telescopio spaziale, amava follemente i felini domestici.

Scopritore delle galassie al di là della Via Lattea e sostenitore della teoria dell’espansione dell’universo, Hubble godeva della compagnia di un micio chiamato Nicholas Copernicus.

Il loro era un legame davvero speciale, tanto che il quattro zampe amava tenere compagnia al suo umano del cuore durante il suo lavoro di ricerca, sdraiandosi proprio sui suoi appunti.


Isaac Newton

Chi non conosce Isaac Newton, che ha postulato la celeberrima legge gravitazionale universale?In pochi sanno, però, che lo scienziato aveva un micio di nome Spithead.

Secondo la leggenda, fu proprio Newton a inventare la gattaiola, per permettere al suo amato gatto di entrare e uscire autonomamente da casa sua.


Nikola Tesla

Infine, Nikola Tesla chiude l’elenco degli scienziati follemente amanti dei gatti.

Questa mente brillante godeva della compagnia di Maak, a cui era incredibilmente legato. Basti pensare, infatti, che lo definiva il gatto più bello e più intelligente del mondo.Fu proprio il suo gatto a ispirare Nikola Tesla nei suoi studi sull’elettricità.

Un'esperienza che ci sarà senz' altro capitata quando si accarezza un gatto in una giornata secca: la sua pelliccia si carica facilmente e son scintille. Scintille feline che pare abbiano ispirato addirittura Nikola Tesla nei suoi studi sull'elettricità. In un racconto il geniale inventore descrive infatti il suo stupore nell'osservare l'elettricità statica in Maak, il gatto di famiglia (Maak in serbo significa proprio gatto).

"Nella penombra del crepuscolo, mentre gli accarezzavo la schiena, vidi qualcosa di miracoloso che mi lasciò senza parole dallo stupore. La sua schiena era un lenzuolo di luce e le mie mani provocavano uno zampillo di scintille così crepitanti da poter essere udite in tutta la casa."

Quell’esperienza accese l’immaginazione del piccolo Nikola che poi lo spinse a studiare i segreti dell’elettricità e a condurre una vita di ricerca scientifica di altissimo livello. E se oggi possiamo celebrare il genio di Nikola Tesla dobbiamo dire grazie al suo gatto Macek.

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